Recordings & Writing
Ricordando Teresa de Rogatis: intervista a Mario Feninger [Review]
Label: Guitart (October 2001)
Released: October 1, 2001

Intervista a cura di Clara Campese

Era l’ottobre del 1977, quando andai ad “esibirmi” in casa di Teresa de Rogatis. Ero accompagnata del mio maestro (e suo allievo) Stefano Aruta e ricordo perfettamente quella anziana signora, che, parlando un po’ francese e un po’ italiano, mi accolse con grande cortesia. Aveva superato gli ottant’ anni, ma suonava ancora magnificamente: senza alcuna difficoltà mi fece ascoltare una delle sue composizione per chitarra Soirée Madrilenne. Più tardi mi invitò a suonare qualcosa. Ero molto giovane (13 anni) ed avevo da pochissimi mesi iniziato i miei studi chitarristici. Ebbi l' ardire di farle ascoltare Giochi Proibiti e qualche arpeggio di Mauro Giuliani! Non fu facile per me, ma portai a termine l’ impresa! Ero emozionatissima e, pur non comprendendo minimamente l'importanza di quell' incontro, ricordo che c’ era qualcosa di magico nell' aria...! Proprio in quell’ occasione conobbi il Maestro Mario Feninger, che si trovava a Napoli, probabilmente per far visita alla mamma Teresa. All’ epoca ignoravo chi fosse (un eccellente pianista), ma gli fui subito infinitamente riconoscente…il suo arrivo poneva fine alla mia prima esibizione pubblica! Non ho mai dimenticato quelle poche ore trascorse nello studio di casa de Rogatis-Feninger e, nel corso degli anni, mi ha accompagnato il ricordo di quella nobile signora d’altri tempi, un’ aristocratica di antica discendenza, come l’ ha definita, qualche anno fa, Angelo Gilardino. Ho rincontarto il maestro Feninger, in occasione di un suo concerto qui a Napoli, nello scorso mese di giugno, ed ho approfittato della sua grande cortesia per fargli qualche domanda che possa farci meglio conoscere la figura della madre, Teresa de Rogatis.

Maestro, sappiamo che Teresa de Rogatis è stata una bambina prodigio. Come ha vissuto la sua infanzia ?
Il padre Tommaso si occupò personalmente della sua educazione musicale con intransigenza ed enorme crudeltà: già all’ età di 4 o 5 anni la trattava come un allieva adulta. Probabilmente qualsiasi altro bambino non avrebbe resistito. Ma la Teresina fu invece sempre all' altezza della sfida impostale dal padre, riuscendo a superare qualsiasi difficoltà. Devo in verità riconoscere che il padre sapeva anche ben ricompensarla per i risultati ottenuti. In altre parole, lei non ebbe una vera e propria infanzia, ma piuttosto un’ imposizione di presa di coscienza delle sue responsabilità: era un’ artista e doveva ottenere il massimo da se stessa. Tutto questo le sviluppò una capacità di concentrazione e un serietà fuori dal comune.

E in seguito gli anni di studio al Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella?
Da quello che mia madre mi raccontò, gli anni passati al Conservatorio furono sereni e felici. I doni naturali (sviluppati al massimo dal padre) le permisero di essere sempre all' altezza delle esigenze dei corsi che seguiva. Dopo il conservatorio, cominciò a dare concerti, spesso con la sorella Giuseppina, violinista molto dotata (anche lei studiava al conservatorio di Napoli ed era stata allieva del M°Angelo Ferni). Le due sorelle riscossero sempre molto successo di pubblico e di critica…mia madre accompagnava la sorella sia al pianoforte sia alla chitarra !

Che tipo di personalità artistica si era formata?
La sua personalità artistica si era ben delineata sin da bambina: doni naturali, "training" molto intenso e amore per tutta la musica in generale, il tutto accoppiato a una intelligenza vivissima e ad una stupefacente capacità di concentrazione (base del suo magnetismo o carisma, che dir si voglia).

La sua conoscenza non si limitava ovviamente soltanto alla musica. Quali altri aspetti della cultura Le interessavano particolarmente?
Amava moltissimo la letteratura e le lingue: scriveva sin da piccola. Ho avuto fra le mani un quaderno dove aveva scritto delle storielle, sviluppando un tema datole dalla maestra a scuola. Il tutto ad un livello sorprendente e con evidente personalità. Purtroppo non ho mai ritrovato questo libro, dopo la sua dipartita. A casa sua, poi, abitava la zia Maria (sorella del padre) da cui imparò a parlare correntemente il francese. I nostri rapporti verbali si svolgevano in ambedue lingue, italiano e francese. Più tardi studiò anche un po’ di inglese e durante la guerra lo parlava benino.

Cosa cercava Teresa de Rogatis nella Musica?
A dire la verità, non lo so ! Ricordo però che un giorno litigammo ! Io ero piuttosto sconvolto e mi misi a suonare un Notturno di Chopin. Lei, in quell’occasione, mi disse: "… ma come puoi suonare così, senza metterci niente dentro ?!"

Dove ha tenuto i suoi concerti?
Tenne parecchi concerti in grandi città ed in provicia, ma dubito che lei stessa desse a questi importanza. Posseggo pochi programmi di quel tempo…

Come reagiva il pubblico? Sappiamo che i suoi recitals erano per metà di chitarra per metà di pianoforte?
Tutto quello che so é che la critica fu sempre entusiasta riconoscendo il genio dell' interprete.

Che repertorio era solita proporre in concerto?
Quello del tardo Ottocento : Zani de Ferrante, Mauro Giuliani, Emilia Giuliani, una delle poche compositrici del tempo, Sor, e altri di cui non ricordo i nomi ... ma sopratutto le sue composizioni e le sue trascrizioni.

Con quali chitarre ha suonato nel corso della sua carriera concertistica?
Lei suonò una Guadagnini, oggi custodita dal M° Aruta, poi una Ramirez ed infine una Sanavia, che, se non sbaglio, hai acquistato tu stessa.

All’ inizio degli anni ’20 va in Egitto per un concerto … e poi?
Andò in Egitto per una serie di concerti organizzati dal M° Matteo Milani, un lontano parente: era impresario e direttore della Banda Reale. Teresa, allora, suonò ad Alessandria ed al Cairo. Bisogna sapere che malgrado l' attivita instancabile di Segovia, la chitarra non aveva ancora acquisito il prestigio che le venne in seguito. Al virtuosismo ed alla musicalità di Teresa, la prima reazione era la sorpresa, poi subentrava lo stupore e finalmente il riconoscimento delle possibilità, non ancora esplorate, della chitarra. Non bisogna dimenticare che fu una pioniera e, come molti pionieri, soggetta ad un certo scetticismo che, qualche volta, malgrado l' evidenza del suo suonare stesso, non si arrendeva facilmente. Nel 1921 poi Teresa de Rogatis conobbe mio padre e se ne innamorò immediatamente. Si sposarono il 21 settembre 1921 e lei si stabilì al Cairo come docente di pianoforte e di chitarra. Troncò così la carriera concertistica.

Ricorda, attraverso i racconti di sua madre, qualche chitarrista di allora?
Mia madre non parlava molto di altri chitarristi. Aveva trovato un’ oasi dove poteva esser felice con marito e figli ed era nondimeno isolata dal mondo della chitarra. Era stata molto colpita dalle due guerre: nel 1914/1918 avevo perso un fidanzato sul fronte austriaco e dal 1940 aveva vissuti di incubi e di sofferenze, non sapendo se i suoi cari fossero vivi o morti e come se la cavassero (soprattutto dopo dopo il bombardamento di Napoli da parte degli americani). Fatti comuni a molte famiglie, che avevano parenti in Italia. Il mondo chitarristico a quel tempo non era la preoccupazione maggiore di Teresa. Ricordo però che avevamo un amico chitarrista, greco di nascita, Michele Ablonitis (cambiò poi il nome in Miguel Abloniz). Ogni volta che lo sentivamo suonare, sembrava una zanzara: poco suono e poca originalità! Per noi nostra madre era la più grande chitarrista vivente. Lo stesso Segovia ci sembrava freddo e senza troppa espressione in paragone al calore e al cantabile che Teresa estraeva dallo strumento. Ci era difficile all’ epoca separare la madre dall' artista!

Quali sono stati i musicisti della sua epoca che le sono stati più vicini?
Non saprei come rispondere a questa tua domanda. Eravamo in tempo di guerra (1939-1946/7), tagliati dall' Europa e all’oscuro di quello che vi succedeva.

Nel 1963 Teresa de Rogatis torna a Napoli. In quegli anni era in atto in Europa una notevole rinascita chitarristica, dovuta al chitarrista spagnolo Andres Segovia, che Lei poco fa ha citato. Sua madre gliene ha mai parlato?
Soltanto mio nonno Tommaso mi parlò una volta di Segovia. Un giorno mi raccontò questa gustosa storiella. Era andato ad ascoltare il mitico maestro spagnolo a Napoli nel 1906. Alla fine del concerto andò a salutarlo, gli baciò le mani e disse: "… siete un vero Maestro, ma mia figlia suona meglio di Voi !" Poi se ne andò ! Conoscendo il carattere di mio nonno, penso che le cose dovettero andare proprio così.

Cosa ricorda del rapporto di sua madre con i maestri Stefano Aruta, Angelo Gilardino e Mario Gangi, a cui sono dedicate alcune delle sue più significative opere chitarristiche?
Posso soltanto dire che Stefano è per me come un fratello ed Angelo Gilardino ha fatto per Teresa quello che non ho potuto fare io. In quanto a Mario Gangi, so pochissimo e non potrei dirti cose significative.

Come immaginava il futuro musicale italiano?
Non saprei rispondere.

Ci parli di Teresa de Rogatis didatta. Quale era l’ approccio con i suoi allievi e quali principi cercava di trasmettere loro?
In generale, sia nell' insegnamento della chitarra che del piano, Teresa aveva un vero genio nell' uso della gradualità. Non ho mai visto o sentito un suo allievo che tentava di suonare un pezzo del 5° anno, quando poteva appena maneggiare i pezzi del 3°. Questo principio le assicurò successi didattici fenomenali ... pensa che appena arrivata al Cairo organizzò un concerto di allievi che rivoluzionò la città e le procurò un ininterrotto flusso di giovani desiderosi di studiare con lei fino al 1963, quando si ritirò a Napoli.

Quali requisiti riteneva fondamentali per un giovane che si accostasse alla musica ?
Non saprei dirti esattamente. Da quello che ho osservato, lei accoglieva qualunque allievo. La sua pazienza era fenomenale e riusciva ad ottenere cose straordinarie da chiunque avesse accettato di lavorare con lei. Non esistevano per lei allievi dotati o meno, c'erano solo allievi che dovevano arrivare a suonare e credimi, tutti suonavano e suonavano bene!

Cos’ era per lei il Talento?
Non so; non ho mai discusso questo lato filosofico con lei. So dirti soltanto che mia madre aveva un vero genio nel plasmare l' allievo e ottenere da lui il massimo!

E Teresa de Rogatis compositrice?
Putroppo sono troppo legato a lei per dare un valido giudizio, anche imparziale, sulle sue composizioni. Comunque Teresa de Rogatis compositrice rappresenta un piccolo mistero. Quando si stabilì al Cairo, per molti anni, non compose più. La vena musicale le si affievolì. Man mano che, pianisticamente parlando, io diventavo più bravo, cominciai ad esigere da lei che componesse dei pezzi per me: ero molto fiero di lei e anche molto possessivo. Così, durante tutto il periodo della guerra, riconoscendo il suo genio, la spinsi a comporre. Quando partii dall' Egitto, vidi che lo sprone e l' incoraggiamento, che io le procuravo, vennero a mancarle. Un giorno, non so più in quale occasione, le dissi: “… tutti questi anni di armonia, contrappunto, composizione e tanti altri corsi, per non comporre più !? Che succede?” Lei mi rispose: "…io non volevo esser una musicista. Mio padre mi obbligò. Io avrei voluto scrivere!”. “Che cosa aspetti per farlo?!” le dissi. Fu proprio allora che le sue novelle cominciarono ad apparire sul quotidiano napoletano Il Mattino e su vari giornali di lingua italiana e francese anche in Egitto. Teresa scrisse parecchie novelle ispirate alla Napoli che lei conobbe nella sua infanzia e adolescenza, novelle che attanagliano il cuore e fanno piangere. Vinse persino un concorso per una commedia che fu rappresentata alla Radio del Cairo !! E’ certo un lato sorprendente della personalità di Teresa, necessario alla comprensione della sua complessa e meravigliosa personalità.

Quali artisti o stili musicali l’ hanno influenzata nel creare la musica?
Soprattutto l' opera italiana e francese, l'impressionismo francese attraverso l'impressionismo italiano (Respighi), il virtuosismo chitarristico e la musica per pianoforte in generale.

Quale è il brano, all' interno della sua produzione per chitarra, che sua madre amava di più? E quale invece quello che può rappresentare la summa della sua opera compositiva?
Non ho mai parlato con lei di questo. Mi dispiace.

Come trascorse gli ultimi anni della sua vita?
Gli ultimi suoi anni furono rattristati dall’ assenza di noi figli. Io e mio fratello vivevamo all' estero. Rimase sola nel suo appartamentino in Via San Filippo a Chiaia, ma fu attorniata da allievi che le furono devotissimi. Fra loro devo menzionare il Maestro Stefano Aruta, che si occupò di lei come un figlio. Se ne andò nel 1979, lasciando un vuoto difficilmente colmabile.

Rimpiangeva di non aver fatto certe cose, certe esperienze?
Forse rimpiangeva di non aver scelto la letteratura come via per la sua vita.

Cosa è rimasto di sottinteso nella sua storia di musicista?
…soltanto pochi privilegiati, purtroppo, l' hanno sentita suonare; molti hanno perso l’ universo artistico di questa musicista estremamente sensibile, ma, allo stesso tempo, molto forte.

Maestro Feninger, prima di salutarla, vorrei farle qualche domanda a carattere strettamente personale. Che rapporto aveva con sua madre?
Purtroppo già da giovane mi resi conto che i nostri momenti d' incontro sarebbero stati rari: ambedue eravamo legati al nostro destino di solitudine!

Che cosa le ha insegnato umanamente ed anche musicalmente?
Teresa mi ha insegnato che la Vita deve essere un fatto artistico. Certo è che lei fu capace di vivere la sua vita in tal modo. Oggi, quando le cose diventano difficili, mi basta di risentire in mente il suonare di Teresa per ritrovarmi sulla lunghezza d' onda dell' infinito e approdare nel mondo etereo della sua anima. Dopo tutti questi anni, il dolore della sua perdita non è mai scemato. Faccio di tutto per dare a lei qualche cosa in cambio a tutto quello che ho ricevuto da lei. La ringrazio infinitamente per la sua disponibilità e spero di incontrarla nuovamente.

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Updated: Sep-10-2013
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